Finale Emilia nel secolo 800

Finale Emilia, situato al nord-est del Modenese, al confine tra le province di Ferrara e Bologna, fino al 1863 si chiamava Finale di Modena, poi con la sua inclusione nel Regno d'Italia ha assunto l'attuale denominazione.

Non si può parlare di Finale senza ricordare il terremoto del 20 maggio 2012, che provocò tra l'altro il crollo della Torre dei Modenesi, di buona parte della Rocca Estense, del Palazzo Veneziani, e della parte superiore del Duomo. La Torre dei Modenesi, detta anche Torre dell'Orologio, rappresentava il simbolo di Finale medievale. Da quel giorno terribile il suo orologio spezzato dalle scosse è divenuto invece il simbolo del terremoto emiliano, nel 2013 la Torre dei Modenesi avrebbe compiuto il suo ottocentesimo compleanno.

Prima dell'interramento del canale Naviglio, avvenuto a fine Ottocento, nel vicolo a fianco alla Torre dei Modenesi si trovava la porta che dava accesso alla città per i viaggiatori provenienti da Modena; ai piedi della Torre era situata la darsena, dove sostavano le imbarcazioni in attesa di risalire il Naviglio utilizzando una chiusa, che serviva anche a regolare il livello delle acque per permettere il funzionamento dei Mulini di Sopra e di Sotto. Oltre la chiusa, all'imboccatura dell'odierno Largo Cavallotti, si trovava il cosiddetto Ponte della Chiusa. Fu infatti costruita una prima volta nel 1213 dal Comune di Modena (che le diede il nome), poi ricostruita nel 1310 sempre con il contributo del Comune di Modena, in seguito ai danni subiti nel corso di una guerra tra Guelfi e Ghibellini. Nel primo Cinquecento, all'epoca in cui Finale fu per breve tempo in possesso del papa Giulio II (1510-1521), la famiglia Magni ottenne l'investitura di poter abitare nella torre dietro pagamento di un annuo livello, così la torre fu detta "dei Magni". Nel 1945, il torresino e la campana di bronzo, ben 1.055 kg di peso e 116 cm di diametro, vennero danneggiati da una granata, tanto che la campana rimase muta fino a qualche anno fa. Dichiarata nell'Ottocento monumento nazionale, la torre era alta 31,94 metri ed era suddivisa in cinque piani, accessibili tramite una scaletta di legno in condizioni assai precarie.

L'altro importante edificio storico, situato lungo l'antico corso del Naviglio (successivamente Panaro della Lunga, e oggi Via Trento e Trieste), il Castello delle Rocche (noto anche come Rocca Estense), manteneva pressochè intatto il suo impianto quattrocentesco. Infatti la struttura del castello, così come la vedevamo prima del terremoto, sorse nel XV secolo. Intorno al 1430 il disadorno originario fortilizio subì la trasformazione in sontuosa residenza signorile. Fu allora che vennero allestiti gli appartamenti ducali, aggiunti i loggiati che si affacciano sul cortile e ingentilita la parte alta delle torri e dei corpi di collegamento.

Grazie al Panaro infatti, che fino al 1881 entrava dentro al paese, lambendone i portici, grazie al suo porto fluviale, dove trovavano attracco piccole barche, ma anche grandi bucintori ducali, Finale, il cui nome deriva da locus finalis, cioè luogo di confine, era florida per i commerci che la collegavano sia a Modena che all'Adriatico. Era dotata di varie manifatture (la Fabbrica del Vetro, la Fabbrica delle Maioliche), e aveva corporazioni che si occupavano della carta, delle lane, dei cuoi. Chiuso il porto, era arrivata la ferrovia: la Modena-Mirandola, aperta nel 1883 e chiusa nel 1964, aveva una diramazione di 20 km, la Cavezzo-Finale Emilia, aperta l'8 aprile 1884.

Era un territorio, quello del Finale, fortemente agricolo, dove le lotte sindacali segnarono la seconda metà dell'Ottocento. Protagonista ne fu Gregorio Agnini, che lì era nato il 27 settembre 1856. Nel 1886 fonda l'Associazione dei braccianti di Finale Emilia, prima cooperativa di lavoro della Provincia, dirigendo i primi scioperi della zona. A partire dal 1887 viene più volte arrestato e condannato per motivi politici. Eletto deputato per la prima volta nel dicembre 1890, è ininterrottamente riconfermato. Nel 1892 è tra i fondatori del Partito Socialista al Congresso di Genova.

Non possiamo certo tralasciare di parlare di quella che è sì una frazione di Finale Emilia, ma è una frazione con più di 4.000 abitanti, che molti scambiano per un Comune. Massa Finalese dista poco meno di 7 km dal capoluogo, e non riuscì mai a raggiungere una propria autonomia amministrativa. Con lo sviluppo di Finale, Massa ne divenne con il tempo una frazione. Dopo la seconda guerra mondiale abbandonò la sua vocazione di centro agricolo sviluppandosi rapidamente grazie ad alcuni insediamenti industriali per la lavorazione delle carni e per la produzione di zucchero. Vanta alcune ville che testimoniano il soggiorno di una ricca classe di proprietari terrieri, come la splendida villa rinascimentale Il Casino del Vescovo, o il castello costruito per volontà di Vittorio Sacerdoti, conte di Carrobio, dal 1898 al 1900, successivamente ampliato dal 1911 al 1914. Il grande edificio si ispira come modello al castello tedesco di Tobitshau, di cui era proprietario il fratello della moglie di Vittorio Sacerdoti, una nobildonna austriaca. Il castello è circondato da un ampio parco e situato su quelle che un tempo furono le vaste proprietà terriere del conte di Carrobio, che includevano anche il Bosco della Saliceta, una ex tenuta ducale che si trovava tra i comuni di Camposanto e San Felice sul Panaro.

Tratto da un articolo della Gazzetta di Modena, "Finale Emilia, la 'Venezia degli Estensi' che ha perso i suoi simboli" di Rolando Bussi del 30 luglio 2016

  • 30 luglio, 2016
  • Admin
  • Finale Emilia nel secolo 800
  • 0 Commenti
torna su